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Il 7 febbraio 1945 un commando di partigiani comunisti dei GAP attaccò a tradimento un gruppo di partigiani dell'Osoppo stanziato alle malghe di Porzûs, a pochi chilometri in linea d'aria da quello che oggi è il confine italo-sloveno. Il comandante e il delegato politico dell'Osoppo vennero uccisi sul posto, insieme a una donna e a un giovane che si trovavano alle malghe. Altri quattordici partigiani furono fatti prigionieri e assassinati barbaramente nei giorni successivi. Tra le vittime, anche il fratello di Pier Paolo Pasolini, Guido. Fu il più grave scontro interno alla resistenza italiana, oggetto di un dibattito storiografico e politico che si è trascinato fino a oggi. Nel primo dopoguerra la magistratura accertò la responsabilità di parte degli esecutori, ma molti interrogativi rimasero senza risposta. Chi aveva ordinato ai GAP di attaccare il presidio osovano? Era stato il Partito comunista italiano? Oppure il comando della divisione Garibaldi Natisone, che era entrato in rotta di collisione con gli osovani sull'appartenenza della zona di confine alla Jugoslavia socialista? O era stato il IX Corpo sloveno, che non aveva mai fatto mistero di non tollerare nella zona contesa formazioni partigiane che non fossero sotto il suo controllo? Oppure era stata una iniziativa personale dei gappisti?

1976-2026. Cinquant'anni di memorie, di dolori e rabbia, di corpi mai più trovati, di ineluttabile consapevolezza di aver attraversato un lungo periodo di tempo senza che quei giorni, e gli anni a venire, smettessero di rimbalzare da un pensiero all'altro nelle menti di chi li ha vissuti. Dal 24 marzo al 6 maggio 1976 ci sono solo poche settimane, ma sufficienti a ché gli orchi, dalla divisa militare o dall'ombra terrificante che esce dalle viscere della terra, cambino per sempre una moltitudine di vite. Matteo Femia ne racconta alcune, in questo romanzo, con delicata potenza e rara empatia, frutto di un interesse vero per la storia che ha sconvolto i luoghi a lui più cari, il Friuli e l'Argentina [...] in un'edizione rivisitata e arricchita anche da una nota di Angelo Floramo, oltre che da una nuova veste grafica.

L’intelligenza artificiale è ormai presente in modo capillare nei luoghi tradizionali della cultura: musei, archivi, biblioteche. Ma cosa si intende esattamente con questa espressione, e quali problemi e soluzioni essa apporta al mondo culturale? Il termine “intelligenza artificiale” ha confini incerti ed è meglio declinato al plurale – le IA – poiché designa una molteplicità di tecnologie che, combinate con la digitalizzazione del patrimonio culturale, introducono tecniche algoritmiche i cui esiti sono ormai sotto gli occhi di tutti: musei e mostre virtuali e immersive, mappe interattive, realtà aumentata e virtuale, digital twins, gamification ed escape rooms. Questi strumenti rendono possibili narrazioni interattive, stimolanti e personalizzate per diverse tipologie di fruitori. Il contributo più evidente delle IA alla cultura consiste nel potenziamento dell’accessibilità e della fruizione: abbattendo ogni forma di barriera, esse riducono le disuguaglianze e promuovono una partecipazione più democratica alla vita culturale. Esiste però il rovescio della medaglia: poiché le IA elaborano e producono contenuti a partire esclusivamente da dati digitali – e la selezione dei materiali da digitalizzare resta un processo spesso opaco – esse rischiano di impoverire la creatività umana e la diversità delle espressioni culturali. Questa tensione ossimorica conduce direttamente al tema dei limiti delle IA nei luoghi della cultura. Tali questioni sono state al centro del convegno Le Intelligenze Artificiali nei luoghi della cultura, tenutosi il 6 e 7 ottobre 2025 presso il Campus universitario di Gorizia, promosso dal Sistema Museale dell’Università di Trieste – smaTs e dal Comitato territoriale FVG del MAB – Musei Archivi Biblioteche, con il patrocinio di ERPAC FVG, Comune di Gorizia e Assicurazioni Generali. L’evento ha promosso un confronto critico tra accademici, professionisti e operatori del settore, con l’obiettivo di individuare rischi e benefici delle IA e interrogarsi sulla possibilità di una intelligenza artificiale responsabile, capace di guidare le istituzioni verso un modello sostenibile di cooperazione tra digitalizzazione, IA e creatività umana. I contributi presentati sono raccolti nel presente volume.

In una casa abitata da noi umani può entrare qualsiasi animale viva nei dintorni, a volte per sbaglio, a volte perché anche tra gli animali, come fra le persone, ci sono singoli individui che fanno stupidaggini senza senso. Può capitare, poi, che i vicini di casa allevino pitoni reali, cacatua, o cani della prateria, e che questi scappino, finendo sui nostri balconi. Inoltre, per via dei traffici globali e dell’inquinamento climatico, sempre nuove specie giungono nelle nostre città e qualcuna si adatta alle nostre abitazioni… Ma come dobbiamo comportarci quando, per esempio, scorgiamo delle piccole creature con otto zampette muoversi sul pavimento del nostro bagno? Oppure quando troviamo quelle persistenti farfalline dentro gli scaffali della nostra cucina? Nessuno meglio di Nicola Bressi, naturalista e zoologo, da anni punto di riferimento sulla stampa e sul web per chiunque voglia approfondire le tematiche relative alla biodiversità e alle specie aliene, poteva raccontarcelo. In questa guida ha minuziosamente descritto più di cinquanta specie che possono entrare nelle nostre case per viverci un po’, per mangiare qualcosa, oppure proprio per stabilirvisi: formiche, zanzare, ragni, millepiedi, vespe, scarafaggi, cimici… Coinquilini spesso insospettabili, talvolta indesiderati e quasi sempre sconosciuti. Attraverso queste pagine Bressi ci dà tutti gli strumenti per capire come gestire la loro presenza, spiegandoci che con alcuni può essere estremamente facile sia convivere che evitare di farlo; con altri, invece, sarà meglio – ma non sarà semplice – non convivere affatto. Un saggio sorprendente, carico di entusiasmo e di un profondissimo amore per la natura, capace di farci riconciliare con la parte di noi più selvaggia, la stessa che ancora anima i bambini quando giocano all’aperto e non hanno paura di interagire con animali sempre nuovi.

"Il 29 febbraio saranno trent'anni. Ti aspettiamo." Non ha bisogno di altri dettagli, Carlo, una vita da inviato speciale in zone di guerra, per capire a cosa si riferisca il messaggio appena ricevuto. Gli anniversari tondi segnano un punto, favoriscono ricordi, chiamano bilanci. Ma soprattutto costringono a vedere chi eravamo, e chi siamo diventati proprio perché abbiamo vissuto certe cose. Per Carlo, i 1425 giorni dell'assedio a Sarajevo, culmine del conflitto nei Balcani che ha sgretolato la ex Jugoslavia, sono stati un crocevia emotivo senza paragoni, un intreccio di paure ma ancor più di urgenza di vivere. E così, mentre si mette in viaggio per raggiungere la capitale bosniaca e chi insieme a lui ha vissuto giorni tanto fatali per l'Europa, ripercorre i tre viaggi che nel corso degli anni l'hanno riportato in quella terra così vicina eppure così lontana, culla, prima della guerra, di una cultura cosmopolita e inclusiva e poi, anno dopo anno, simbolo di un tradimento dell'idea stessa di convivenza tra diversi. Arrivare in città sarà ritrovare se stesso, ma soprattutto chi - conoscenti e amici, tra cui Jagoda, la ragazza di un amore controverso e non consumato - ha vissuto con lui una incredibile notte in un bar, una festa segreta che fu un grido di vita e nello stesso tempo di ribellione contro l'aggressione. A trent'anni dalla fine delle ostilità nella capitale bosniaca, Gigi Riva, uno dei più autorevoli giornalisti ad aver narrato la fine della ex Jugoslavia, racconta di quei mesi un aspetto meno indagato: non la morte, ma la pulsione di vita, i sentimenti profondi che nascono nelle situazioni
estreme, gli amori, le amicizie che non temono di dirsi per sempre. Come è normale che sia nell'eterno e inscindibile dualismo tra eros e thanatos. Un racconto profondamente attuale, perché nelle parole dei testimoni di allora risuonano lampanti analogie con la situazione in Ucraina o a Gaza. O in tutti i luoghi dove c'è sopraffazione dell'uomo sull'uomo.

82 km tra Italia e Slovenia superando ogni divisione. Dai mosaici paleocristiani della Basilica di Aquileia al Santuario di Sveta Gora, il Cammino Goriziano attraversa in 4 tappe radici millenarie, ferite storiche e rinascite spirituali. Un percorso segnato con il cosiddetto Nodo di Salomone, simbolo di unità e riconciliazione, che trasforma i confini in ponti, le trincee in sentieri di memoria e speranza.

L’energia è un elemento onnipresente e fondamentale per ogni società umana: la sua abbondanza o scarsità, il suo costo e la sua origine definiscono il tipo di sviluppo o di declino di un gruppo, di una comunità o di una nazione nel corso della storia. Capire cos’è l’energia, come si trasforma e come si conserva è utile per orientarsi nel mondo attuale e futuro, per comprendere aspetti che vanno dall’economia all’astrofisica, dall’industria alla bolletta della luce, dalla scelta dell’automobile alla progettazione di un’abitazione sostenibile, dalla fisiologia alla nutrizione; per scegliere e decidere cosa è meglio fare a livello individuale e collettivo; per valutare strategie e decisioni politiche. Quella dell’energia è una storia che lega in modo stretto scienza e società, e che Roberto Battiston racconta affrontando i molti nodi del dibattito contemporaneo – il cambiamento climatico, la geopolitica delle risorse, la povertà energetica, le implicazioni etiche delle nostre scelte – per smontare preconcetti e illuminare connessioni spesso invisibili.

Per quasi un secolo abbiamo potuto dimenticare la guerra, o perlomeno considerarla come qualcosa che ci riguardava più sul piano etico che su quello concreto. Per quasi un secolo abbiamo creduto che le dittature fossero un monito sui libri di scuola o spettri confinati in mondi lontani. E invece oggi siamo qui, in un mondo che brucia ed è nuovamente dominato da logiche imperiali. Che Russia e Cina si muovessero in questa direzione era chiaro da tempo: la vera novità, dirompente e inattesa, sono gli Stati Uniti di Trump, che hanno sconvolto dall'interno l'ordine liberale internazionale che per primi avevano contribuito a costruire. Se noi abbiamo potuto vivere la nostra durevole pace è anche perché c'erano loro a garantirla, ma ora il primo ministro canadese lo ha detto con parole nette: quella in atto “non è una transizione, è una rottura”. Attingendo alla potente metafora del “modello di Schweller” queste pagine ci raccontano come la superpotenza americana abbia abbandonato il ruolo del leone che veglia sulla foresta per tornare a vestire quello di lupo affamato in un mondo popolato di altri lupi e di sciacalli pronti a seguirli. In questo scenario, qual è il ruolo degli agnelli che ancora credono nella democrazia? Vittorio Emanuele Parsi ce lo spiega con lucidità e senza sconti, indicando con altrettanta chiarezza a quale conseguenza andremo incontro se non sapremo reagire: la servitù. Questo libro non vuole essere un requiem per le nostre democrazie. Piuttosto, Parsi ci indica cosa possiamo fare per difendere la libertà che abbiamo ereditato dai nostri genitori e dai nostri nonni. La strada esiste. Ma richiede coraggio, onestà, e la capacità di perseguire una via difficile: quella di essere pacifici, ma non imbelli. Quella di rinunciare alla nostalgia e perseguire una strategia nuova, fatta di forza e di fierezza ma anche di capacità di cooperare per difendere lo spazio felice della nostra libertà.

Il successo di una casa editrice passa attraverso l’attività delle reti di promozione e distribuzione scelte: se il rapporto è virtuoso, se c’è sinergia, se la comunicazione è fluida, i risultati avranno maggiore possibilità di arrivare. È quindi importante, prima di tutto, dotarsi di partner in grado di valorizzare le proprie peculiarità, di arrivare al target ideale per tipologia di catalogo. Il libro parte proprio dalla scelta delle reti, per poi andare ad analizzare nello specifico le clausole presenti nei contratti di promozione e distribuzione: ciascun articolo viene analizzato dal punto di vista giuridico e delle conseguenze operative che ne derivano. Editore, promozione e distribuzione sono partner, non “nemici” ai quali addossare responsabilità per risultati inferiori alle aspettative: solo conoscendo le regole e sapendo dove si voglia andare si potranno avere compagni di viaggio adeguati.

«Di cattiva prevenzione ci si può anche ammalare.» A chi non è mai capitato di leggere, su cartelloni affissi in città o nelle newsletter di centri diagnostici, inviti accattivanti a fruire di pacchetti prevenzione? O di sentire celebrità e personaggi pubblici che, dopo aver ricevuto una diagnosi allarmante, esortano i propri follower sui social media a sottoporsi a controlli periodici? È ormai diffusa l'idea che una diagnosi precoce sia sempre sinonimo di prevenzione e che con il denaro «si possa comprare, se non l'immortalità, almeno una lunghissima vita in buona salute». La buona prevenzione, invece, si basa su sane abitudini e pochi controlli mirati, la cui efficacia è provata dalla scienza. Il consumismo sanitario non solo è dannoso per la psiche del paziente – che nell'approccio alla prevenzione dovrebbe tenere conto del delicato rapporto tra rischio e beneficio – e per il suo portafoglio, ma è anche, e soprattutto, deleterio per la sanità pubblica, che rischia di collassare sotto il peso di richieste non necessarie.

«Non conoscevo davvero la storia della famiglia di mia madre, finché un giorno ho iniziato a fare domande.» Luca Bianchini Tunisi, 1959-1961. I Brancata sono una delle tante famiglie di origine siciliana che in Tunisia hanno cercato l'America, e non sempre l'hanno trovata. In compenso hanno convissuto pacificamente con i francesi, che fino ad allora comandavano, insieme a tunisini, ebrei e maltesi. In questa cornice cosmopolita, Maria - una bella trentottenne fiera e determinata - vede le sue tre figlie adolescenti diventare grandi. È lei che si occupa di loro perché suo marito lavora in campagna ed è quasi sempre sola. Per far fronte alle difficoltà economiche si dedica a piccoli lavori di sartoria in casa, nel quartiere di Borgel, al pianterreno di una palazzina che si affaccia su un cortile dove tutti conoscono tutti. Al piano di sopra, un vedovo silenzioso la corteggia con discrezione, ma lei è troppo occupata a tener d'occhio le sue ragazze, innanzitutto Anna, la primogenita. Sedici anni, Anna ama leggere e guardare le navi all'orizzonte e frequenta una delle migliori scuole di Tunisi grazie allo zio Jojo, il mascalzone latino di famiglia, che le paga gli studi. Per lei l'amore è ancora qualcosa di irraggiungibile, ma per fortuna ha Marinette, l'amica francese che le apre le porte di un mondo fatto di cinema, bei vestiti e passeggiate in Avenue de France. Sempre tra i piedi, ci sono le sue sorelle: Vitina che in apparenza pensa solo a cantare e a fare ginnastica, e Pupetta, il grillo parlante della famiglia. Tutto intorno, una città vivace in cui i nostri protagonisti si muovono in un tempo sospeso tra malinconia e incertezza: con l'indipendenza della Tunisia per molti si avvicina la stagione degli addii. Ma è proprio la paura del cambiamento ad accendere i cuori, far nascere nuove storie e svelare segreti, in un microcosmo fatto di zii rancorosi, vicini curiosi, couscous a volontà e serate trepidanti davanti alla tv. Le ragazze di Tunisi è un romanzo coloratissimo che emoziona e sorprende. Luca Bianchini mescola ricordi familiari ad aneddoti esilaranti in una storia comune a molti italiani. Sarebbe stato un peccato non raccontarla.

In questo volume vengono indagati i rapporti che si sono concretizzati tra il jazz, dai suoi esordi fino ai giorni nostri, e la letteratura. A tale riguardo, per evidenti ragioni di ordine principalmente "geografico", vengono trattate soprattutto le opere di autori statunitensi, anche se ampio spazio viene dato anche al mondo del jazz e delle lettere oltre i confini americani. Il lettore troverà anche numerosi rimandi ad altre discipline artistiche e ai principali eventi storici e sociali che sono accaduti nel periodo preso in considerazione, di fatto costituito principalmente dal XX secolo, di cui il jazz e la letteratura a esso collegata costituiscono uno dei fenomeni culturali di maggior rilievo.

Gialloambra, collana dedicata al crime, è diventata vera e propria raccolta di ‘libri dell’enigma’: sempre ambientato nei luoghi delle “due Gorizie”, il volume ci pone davanti ad una costante per cui sono spesso le casualità linguistiche a determinare le cose importanti della vita e perciò mai dire tutta la verità. Se ho imparato qualcosa da Dante e dai suoi “metodi investigativi particolari” è questo: quando giochiamo con il linguaggio stiamo perdendo in partenza ad un gioco in cui ci lasciamo sfuggire sempre ciò che non abbiamo davvero mai avuto. Fondamentale anche il riferimento al protagonista e al suo soprannome perché sono passati più di 700 anni da quando Dante si perse in una selva oscura e “Seguendo con discrezione questa traccia, Mirt Komel ci mostra come, nel bel mezzo della Goriška, in un’epoca postmoderna molto diversa, si possa improvvisamente aprire una porta su un mondo in cui i demoni sono in agguato, e quanto poco ci voglia per trovarsi ‘dalla parte sbagliata della barricata che separa la civiltà dalla barbarie’. E quanto sia piccolo il passo dal crime alla metafisica.” (Mladen Dolar)

Un’opera corale che nasce da un’importante ricerca multidisciplinare, condotta in archivi pubblici e privati, molti dei quali finora inesplorati. Il volume offre un nuovo sguardo sul Cimitero degli Eroi di Aquileia, sui suoi protagonisti, sulle opere d’arte e sull’apparato simbolico che ne ha costruito il significato nella memoria nazionale. Attraverso saggi ricchi di novità e materiali inediti – lettere, diari, disegni, fotografie, giornali d’epoca – il libro indaga il ruolo di figure centrali come Celso Costantini, Ugo Ojetti, Gabriele d’Annunzio, la storia del Milite Ignoto, il contributo degli artisti e l’evoluzione del culto dei caduti. Non mancano approfondimenti sul restauro recente del Cimitero e una dettagliata anagrafica dei militari ivi sepolti, con numerose rettifiche documentate. Un volume imprescindibile per comprendere l’importanza storica, artistica e simbolica di Aquileia nella memoria italiana del Novecento.

Tra i vicoli di Napoli c’è un luogo molto speciale, una bottega di rigattiere che l’entusiasmo di tre giovani donne ha trasformato in un tempio del vintage. Al Caffè Napoli ogni oggetto è scelto con cura e i clienti passano ore a curiosare, avvolti nel confortante profumo della cuccuma sul fornello. Ma le sfide, per le vulcaniche Lidia, Alice e Mila non finiscono mai. La prossima? Trasformare il negozio in un punto di ritrovo per gli artisti locali. Così, una volta al mese, organizzano un particolare speed date, durante il quale pittori, scultori, scrittori e poeti si conoscono e fanno rete. Se l’idea dell’appuntamento al buio con l’artista è venuta a Mila, quella di soprannominarlo “spritz date” è stata di Lidia, in onore degli anni trascorsi a Trieste. La bottega funziona così bene che le tre proprietarie decidono di assumere un’aiutante. A rispondere all’annuncio è Amanda, una giovane pittrice fiorentina con il curriculum ideale e uno spiccato senso estetico. Finalmente Lidia e Alice avranno più tempo per viaggiare alla ricerca di nuovi pezzi e per stare con le loro bambine, nate a pochi mesi di distanza. Mila, invece, potrà dedicarsi anima e corpo alle sue mostre di fotografia.Sembra tutto perfetto, peccato solo che Amanda resti sulle sue e abbia poca voglia di parlare del passato…
Per fortuna al Caffè Napoli ogni segreto può trasformarsi in un’occasione preziosa per rinsaldare legami di amicizia, stabilire nuovi equilibri familiari, persino coronare un amore.

Durante l'assedio di Sarajevo (1992-96) ricchi stranieri provenienti da tutti i Paesi occidentali, tra questi molti italiani, hanno pagato somme ingenti per affiancare i cecchini dell'esercito serbo bosniaco e sparare alle persone inermi nella capitale Sarajevo. Nelle testimonianze raccolte nel libro è stata ricostruita l'organizzazione, come avvenivano i "safari", nonché le tariffe che venivano pagate dai "clienti-cecchini", per sparare ai bersagli umani. Ciò che emerge è che il trofeo più ambito dai "cacciatori" erano i bambini. Ne I Cecchini del Weekend sono contenute testimonianze da parte di fonti attendibili, accompagnatori e testimoni mai ascoltate prima che delineano il "fenomeno" in tutta la sua completezza, dall'organizzazione allo svolgimento. Scopriamo così che i clienti erano ricchi italiani, professionisti, o imprenditori e qualcuno di loro frequenta ancora oggi i programmi Tv, che potevano permettersi di pagare il corrispettivo del costo di un appartamento di oggi per passare un weekend a sparare alla popolazione civile bosniaca per poi tornarsene a casa loro impuniti.

Questa opera intende (senza alcuna presunzione di completezza) ripercorrere le tappe fondamentali, gli avvenimenti storici, giuridici e politici che hanno sviluppato, integrato e continuano a modellare il concetto e il principio di autodeterminazione dei popoli. In un’epoca sempre in bilico tra forze opposte e contrarie quali la globalizzazione, l’internazionalismo e la creazione di nuove realtà indipendenti con nuovi confini geografici, l’approccio più corretto e applicato sulla questione in oggetto rimane la trattazione empirica e la condivisione delle tendenze interpretative giurisprudenziali internazionali.

E se la vita che stai vivendo non fosse davvero la tua? Viviamo in un'epoca di straordinaria abbondanza tecnologica, eppure ci scopriamo sempre più soli, distratti e insoddisfatti. Corriamo senza sosta, lavoriamo di più ma dentro resta una domanda che non tace mai: qual è il vero scopo della vita? In Se sei qui non è per caso Enrico Gamba intreccia psicologia, neuroscienze e spiritualità per accompagnarti in un viaggio alla scoperta della tua autenticità. Non troverai teorie astratte, ma strumenti concreti per trasformare l'ansia in chiarezza, l'insicurezza in forza, l'alienazione in consapevolezza. Con una scrittura sincera e luminosa, arricchita da esperienze di vita e anni di pratica clinica, l'autore mostra come ritrovare quella bussola interiore che dona senso, direzione e presenza. Questo libro è la mappa che ti è sempre mancata nei momenti più difficili e una guida per ritrovare libertà e amore. È ora il tempo di una rivoluzione consapevole. E se sei qui, non è per caso.

È sul confine tra filosofia e scienza che si combatte una delle battaglie più importanti della nostra epoca: scoprire cosa vedono le macchine quando guardano il mondo. Dopo il successo della trilogia in cui ha svelato come sono nate le macchine pensanti, Nello Cristianini ci conduce oggi dentro le prime enigmatiche mappe delle intelligenze artificiali. Le macchine più intelligenti che abbiamo mai costruito non sono state programmate. Sono state coltivate. E oggi nessuno - nemmeno chi le ha create - sa davvero cosa accada al loro interno. Mentre milioni di persone, ogni giorno, chiedono loro consiglio, una comunità di ricercatori è impegnata in una sfida urgente: decifrare i pensieri di una mente che nessuno ha scritto. Esplorando i circuiti delle reti neurali, questi scienziati hanno trovato mappe geografiche, concetti astratti e regole scacchistiche mai insegnate. Hanno scoperto persino un principio di astuzia e la strana sensazione di essere osservati. Siamo di fronte a un territorio che si espande più in fretta della nostra capacità di mapparlo, affidiamo decisioni cruciali a intelligenze di cui sappiamo misurare il comportamento ma non spiegare i meccanismi. Nello Cristianini ci guida in una scalata tra i livelli di astrazione delle IA per rispondere alla domanda che definirà il prossimo
futuro: come si legge una mente che ha una forma diversa dalla nostra?

La poesia dei dialetti e il paesaggio delle immagini è un progetto nato dalla collaborazione transfrontaliera tra Stazioni_Postaje APS di Topolò, con la sua consolidata esperienza nella ricerca poetica e sonora, e l'Istituto Otok per lo sviluppo della cultura e della società di Isola d’Istria, attivo da sempre nel campo dell'educazione cinematografica. Il progetto si fonda su un'idea semplice e potente: fare della poesia un dialogo. Un dialogo tra le generazioni, tra le lingue e i dialetti, tra la parola scritta e l'immagine in movimento. Il nucleo generatore dell'intero percorso, è costituito dalla parola poetica. Sono stati selezionati testi di autrici e autori dell'area letteraria slovena e friulano-giuliana, le cui opere offrono descrizioni evocative di luoghi, paesaggi e atmosfere del nostro territorio.
Una parte del progetto si è svolta all'interno delle Case di Riposo di Tolmino, San Pietro al Natisone, Gradišče Nad Prvačino, Capodistria e Mortegliano, coinvolgendo attivamente gli ospiti anziani in un particolare processo di traduzione nei diversi dialetti locali. Le stesse poesie sono state la base per la sceneggiatura di brevi video durante workshop tenuti nelle scuole e guidati da diversi mentori e registi. In questo libro-documento troverete poesie in sloveno, in italiano, in friulano, in resiano, in bisiacco, in triestino, nel dialetto delle Valli del Natisone, in istriano, in istroveneto, nei dialetti della Valle del Vipacco e in quello di Tolmino. Troverete le foto che documentano la bellezza dei volti e delle situazioni. Attraverso i codici QR potrete accedere al cuore sonoro e visivo del progetto: ascoltare le poesie recitate dalle voci degli anziani e vedere i cortometraggi girati dai ragazzi. Un patrimonio invisibile reso visibile e sonoro.

Sasha ha sedici anni, un’anima inquieta e un segreto. Quando arriva il supplente di diritto – quello strano, che parla solo d’arte – per la prima volta si sente vista davvero. Con lui costruisce un linguaggio intimo, che le consente di dire ciò che non riusciva a dire. Finiscono per innamorarsi. Ma il professore sa che non possono concedersi questo sentimento. Lei invece non capisce. Alessandra ha più di quarant’anni e un’esistenza che sembra senza scossoni: un marito, una figlia, il parquet nuovo, un bel lavoro. Un giorno è chiamata a fare una perizia sul murale di un famosissimo artista la cui identità però è ignota e che da tempo era sparito. Di fronte al murale, qualcosa in lei si spezza. Una voce che credeva di aver sepolto è tornata, e lei non può piú ignorarla. Sasha e Alessandra ancora non lo sanno, ma presto si incontreranno là dove per entrambe si apre una crepa.

A lungo il suo universo fantastico è stato liquidato come semplice fuga dalla realtà, ma le sue storie, se lette con uno sguardo attento, tornano a parlarci con forza, lucidità e sorprendente attualità. Il pensiero incoraggiante è un viaggio inatteso e luminoso in sette tappe, sette lezioni di saggezza ispirate al creatore del Signore degli Anelli, per affrontare le sfide del presente con la forza dei valori, la serenità della consapevolezza e il coraggio di chi non teme la battaglia. Dalla crisi climatica alla rivoluzione digitale, dal fascino oscuro del potere alla fame di verità, il libro attraversa i temi cruciali del nostro tempo filtrandoli attraverso la lente della Terra di Mezzo, restituendoli più vivi, più umani, più urgenti. Con una scrittura limpida e trascinante, Rick DuFer conduce il lettore tra sentieri in cui filosofia, spiritualità e letteratura si incontrano, dimostrando come il mondo di Tolkien non sia evasione, ma orientamento: una bussola in tempi confusi. Perché anche quando l'ombra sembra calare su tutto, la speranza resta una forza concreta e rivoluzionaria capace, ancora una volta, di cambiare il mondo.

Ivana Suhadolc, giornalista RAI a Ts, Venezia e Roma scrive di sua madre (Graziella, Krasulja), che ebbe una fitta corrispondenza, insieme a Rita, con Biagio Marin, loro professore e figura di riferimento culturale. È una educazione sentimentale e un intreccio di relazioni in cui il periodo storico e il tema italiani/sloveni sul territorio, si mescolano con diversi sguardi sulla crescita delle due ragazze, i rapporti umani e affettivi con il poeta e tra di loro, le ambiguità e le problematiche del tempo. È un lungo memoir della figlia che intende ricostruire la figura della madre, tra le migliaia di lettere e foto di lei e di Rita in suo possesso, e che sta donando alla Biblioteca di Grado. Nella primavera del 1942 accade un piccolo miracolo: “tutto fu un dono, il dono del paradiso,” scriverà Biagio Marin. Per Rita, la Rondine, e Graziella, la Pernice, inizia un’amicizia che durerà tutta la vita; per Rondine e Marin una storia d’amore che proseguirà per 26 anni. I rapporti tra i due amanti e Pernice resistono anche nel travagliato dopoguerra della Venezia Giulia lacerata dagli odi etnici, e questo nonostante Graziella – si scopre – sia slovena, in realtà si chiami Krasulja e sposi uno sloveno. Marin si sente tradito e tuona: “Anche tu sei responsabile del male, che per il piatto di lenticchie hai rinunciato alla primogenitura della superiore cultura.” Poi a prevalere sarà la sua generosità. Alla fine Krasulja si ammalerà di Alzheimer, ma la figlia riuscirà lo stesso a intuire la grazia della sua vita, avvalendosi delle testimonianze di Rita e delle lettere e poesie di Marin. La ricerca la porterà a trovare il linguaggio delle emozioni, il solo che ci aiuta ad ascoltare e rispettare, anche nelle terre di frontiera, le storie degli altri.

Dall’Alaska, ‘ultima frontiera’ nella quale svaniscono nel nulla migliaia di persone, all’Alabama e alla Georgia dei conflitti razziali, dalla rivolta dei Sioux del South Dakota contro le big oil all’Appalachia della povertà estrema dei bianchi, Massimo Gaggi e Tamara Jadrejcic, coniugi giornalisti, sono stati per vent’anni testimoni di straordinari cambiamenti. Arrivati nel 2004, hanno conosciuto un’America ottimista, orgogliosa, quasi euforica. Che, però, dopo il crollo finanziario e la Grande recessione del 2008-2009 ha smesso di credere nelle istituzioni e di fidarsi delle élite. Un Paese sempre più insicuro, cupo, arrabbiato, spaventato dalla minaccia esterna del terrorismo jihadista e scosso dalle lacerazioni del tessuto sociale interno. Un Paese armato fino ai denti che ha cercato rifugio nel populismo e in cui il razzismo riemerge coi suprematisti, sdoganati da Trump dopo i tentativi di riconciliazione di Obama. Racconti paralleli di vita quotidiana – istruzione, sport, abitudini alimentari folli, le incredibili inefficienze e i costi assurdi della sanità più avanzata del mondo – ma anche viaggio nell’involuzione di una società che non riesce più a riconoscersi in valori comuni e nella radicalizzazione politica che uccide il confronto, il dialogo: al Congresso come a tavola con parenti e amici. Mentre Trump lascia spazio ai miliardari del tecnoautoritarismo.

Autoironico e colto, ma irrimediabilmente maldestro, Noè Simenoni è un uomo irrisolto per colpa del destino che gli ha giocato brutti scherzi. Ex seminarista, conduce una vita dimessa, tenuta insieme con fatica, fatta di frustrazioni, conti che non tornano e responsabilità familiari: una sorella scapestrata, Valeria, e una nipotina gravemente malata, Greta, che per lui è una figlia a tutti gli effetti. Quando un potente cardinale lo convoca in Vaticano e gli propone un compito rischioso, ma ben retribuito, capisce che la sua esistenza e quella dei suoi cari potrebbe essere a un punto di svolta. Dovrà infiltrarsi in una misteriosa comunità, guidata da due improbabili veggenti, e ossessionata da un nuovo Diluvio, attorno alla quale ruotano e si intrecciano sentimenti genuini e condizionamenti psicologici, misticismo e interessi molto terreni. Nei panni di agente segreto al servizio di Sua Santità, sarà costretto a fingere e mentire, ad accettare continui compromessi con la sua coscienza e finirà per cacciarsi in un mare di guai.